Davide De Palma

 

Davide De Palma nasce a Benevento il 15 Marzo 1978. Vive la sua infanzia a Pago Veiano paesino in provincia di Benevento coltivando si dalla tenera età l’amore per il disegno, la musica, la poesia e la letteratura.
Scrive le prime poesie all’età di dodici anni, nel contempo inizia lo studio del suo strumento la chitarra e coltiva la passione per il disegno.
Si diploma presso un Istituto Tecnico in Benevento e la passione per l’Arte nel 2003 lo porta a Bologna dove studia due anni presso L’Accademia di Belle Arti e vive il suo passaggio alla pittura.
Attualmente vive e lavora a Pago Veiano. La costante della sua vita resta l’amore per l’Arte, la ricerca continua dell’approfondimento del senso e dei modi di espressione.

“Dipingere è danzare con i colori,
raccontare una poesia muta,
sorprendersi a vedere il mondo con gli occhi di un bambino,
un inno di gioia alla vita.
Dipingere è il mio atto meditativo, è il mio “Karma”.
Davide De Palma

Paesaggi emozionali

Giochi di luce e colore esaltano paesaggi interiori. Emozioni catturate, sfumate, sulla tela rappresentano attraverso toni caldi e freddi le infinite facce dell’interiorità.
La visione pittorica del De Palma ruota intorno al fulcro dell’astrattismo inteso come pura descrizione di stati d’animo attraverso colore, linee e forme che esulano dalla rappresentazione oggettiva della realtà. In proposito, Nietzsche diceva che “la comprensione umana non è nulla più di un espediente, una rete di metafore cucite insieme delle nostre impressioni superficiali del mondo. Nella loro ignoranza, la gente scambia erroneamente queste metafore familiari per la verità. Crediamo di sapere qualcosa delle cose stesse quando parliamo di alberi, colori, neve e fiori, ma non possediamo altro che metafore per le cose – metafore che non corrispondono in alcun modo ai soggetti originali”. Davide scardina, appunto, queste metafore. I suoi paesaggi, scevri da ogni riferimento tangibile, vibrano all’interno delle tele come se fossero flashback di visioni primordiali
Le sue opere?… piccole finestre aperte su mondi perduti.

Alessandra Chiusolo