Alfredo Verdile

 

Alfredo Verdile nasce a Benevento il 20 luglio 1958.

Dopo aver conseguito a Benevento la Maturità Artistica, sotto la guida del maestro Mimmo Paladino, si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, dove avrà modo di perfezionare ed affinare le tecniche del disegno.

Apre il suo primo studio a Roma, fuori le mura antiche, in Viale Mazzini. Inizia a conoscere i grandi artisti che vivono nella Capitale, in particolare quelli appartenenti alla “Scuola romana”. A metà degli anni 90 la sua ricerca si avvale di nuove tensioni espressive in cui il colore si riappropria di connotati altamente denotativi, riacquista la sua pregnanza emergendo con rinomato vigore in una ricerca sulla simultaneità dei contrasti da cui scaturirà la nomina a Professore accademico alla sezione Arte dell’Accademia Internazionale “Greci Marino” di Vinzaglio, NO.

In questi anni avvia la sperimentazione di grandi sculture in bronzo dando inizio ad un ciclo di opere che associa il principio della spazialità strutturata alla percezione visuale, le idee formali alla estrema semplicità e assolutezza. Viene invitato a partecipare a mostre collettive e personali in Italie ed all’Estero, ricevendo ovunque plausi e riconoscimenti.
La sua opera è richiesta dall’Unicef in più occasioni e firma per la RAI alcune scenografie. Sue opere sono state esposte e fanno parte della collezione permanente del Museo “Caruso” di New York. E’ autore di numerosi e apprezzati murales in varie località della penisola nonchè oltre confine con le Associazioni nazionali Assidap e G.I.M.N. Memdìbro dell’associazione Acai, Nonsoloare e Aida. Presente con alcune opere nell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

Riceve titolo accademico per ArteTerapia dall’Accademia Italiana di Bioenergia “Homo quarens”. Lo studio dove attualmente opera è in Via Port’Arsa 42 di Benevento.


L’arte di Verdile.

Della pittura di Alfredo ciò che colpisce è soprattutto il colore. Un colore che si fatica a decifrare, ma che affascina per le sue mutevoli ed infinite varietà. Lo si ammira con un senso di “deja vu” che costringe ad interrogare la propria memoria alla ricerca di sensazioni dimenticate.  Sensazioni sfuggite alla nostra razionalità che si affanna a recepire spiegare ricordare immagini, ma che non sa più godere del piacere della visione.  I colori d’Alfredo sono la rappresentazione stessa della sensazione;i cromatismi sono quasi sempre di superficie, raramente spaziali. I segreti dell’artista sono molti e l’unico che si svela è la contaminazione: la coniugazione del segno con l’astrattismo del colore, la sua capacità di colpire il nostro occhio con poche pennellate e di evocare, con poche linee, un intero universo di immagini familiari.




“Gli acquerelli al caffè “
30 marzo – 01 giugno 2008